Assemblea Pro Loco 2026
Agosto 3, 2026
Campagna rinnovo Quote Sociali 2026
Luglio 1, 2026
Al via il 5x1000 per la Pro Loco Usigni
Maggio 15, 2026
Approvazione Bilancio 2025
Maggio 12, 2026
Assemblea Pro Loco 2026
Campagna rinnovo Quote Sociali 2026
Al via il 5x1000 per la Pro Loco Usigni
Approvazione Bilancio 2025
Il cardinale Fausto Poli, nato ad Usigni nel 1581, volle beneficiare il suo paese natale con importanti opere edilizie realizzate all’interno delle mura castellane dai “lombardi muratori” che operavano a Cascia. Intervenne prima nel restauro e nell’ampliamento del palazzo di famiglia, poi fece erigere nella piazza antistante due gioielli dell’arte barocca, unici in tutta la Valnerina: l’artistica Cisterna in pietra, recante sulla base il suo stemma, e la Chiesa di San Salvatore, che sostituì quella più antica eretta fuori dalle mura.
Imponente e limpida nella sua architettura, la Cisterna è costruita in modo che la camera idraulica si affacci sulla vallata sottostante. Il bel parapetto quadrangolare porta scolpito, sul lato anteriore, lo stemma cardinalizio, sormontato da una mostra squadrata sorretta da due pilastrini. Lo stemma raffigura tre monti, due querce e il capo con le insegne di Urbano VIII (tre api entro una ghirlanda).
Realizzata dai Maestri Lombardi o Comacini, la Cisterna era un'importante opera di urbanizzazione. Il pozzo lapideo si compone di due parti distinte: la base quadrata con cornici modanate, impreziosita dai due stemmi del casato Poli, e il sistema architravato, un portale lapideo scolpito che serviva per il prelievo dell'acqua tramite una carrucola.
Nel 2012, l'opera – gravemente degradata da agenti atmosferici e inquinanti e con la struttura compromessa dalla traslazione di una colonna – è stata restaurata dal Comune di Poggiodomo e dal Consorzio B.I.M.
La Cisterna occupava una funzione fondamentale come cerniera tra il palazzo del cardinal Poli e la nuova Chiesa di San Salvatore, commissionata nel 1631 e terminata nel 1644. Non si esclude che il progetto sia stato redatto da Gian Lorenzo Bernini o Francesco Borromini, o dai loro più stretti collaboratori (forse il ticinese Domenico Castelli). L'architettura riflette lo stile delle chiese romane del tardo Cinquecento.
La facciata, semplice a due ordini con timpano spezzato, è divisa verticalmente da quattro lesene in pietra levigata e orizzontalmente da cornicioni in tre ordini. Nella parte inferiore una porta rettangolare con frontone arcuato; al centro una finta finestra rettangolare; in alto il timpano triangolare con lo stemma di papa Urbano VIII. Nel fregio mediano è inciso:
"Per virtutem crucis salva nos christe salvator qui salvasti petrum in mari"
La Chiesa costò al Poli 10.000 scudi, una somma enorme per l'epoca, e fu solennemente consacrata dallo stesso cardinale il 20 agosto 1645, alla presenza di tutto il popolo di Usigni. Un atto notarile, voluto dal Poli, ricorda l'evento.
Restauri e terremoti
Nel 1927 la Chiesa fu restaurata: l'altare maggiore venne sostituito con uno in travertino e il seicentesco tabernacolo in legno dorato fu rimosso. Altri restauri seguirono dopo il terremoto del 1979. Danneggiata dal sisma del 2016, la Chiesa di San Salvatore è stata riaperta al culto nel 2022.
La Chiesa è a navata unica con cappelle laterali, secondo l'uso romano. Il pavimento e il pulpito sono in pietra levigata, finemente lavorati dagli scalpellini lombardi.
Le cinque pale d'altare furono commissionate da Fausto Poli a Salvi Castellucci di Arezzo (allievo di Pietro da Cortona) e ai suoi collaboratori, tra cui Giovanni Maria Colombi, e furono eseguite ad affresco tra il 1647 e il 1654.
Cappelle e opereLato sinistro (entrando):
Prima cappella: Santa Rita da Cascia (autore ignoto) e una bella acquasantiera.
Primo altare: Incontro tra i Santi Pietro e Paolo (collaboratori di Castellucci).
Secondo altare: Madonna del Rosario con i santi Domenico e Caterina da Siena (Salvi Castellucci).
Altare maggiore:
Trasfigurazione (Giovanni Maria Colombi e collaboratori).
Si conservano i candelieri donati da Fausto Poli (con il suo stemma sul piedistallo) e un paliotto con il Crocifisso e lo stemma dei Poli.
Lato destro:
Altare di destra: SS. Trinità e i santi Artemio, Candida e Antonio da Padova (Salvi Castellucci). Qui sarebbero custodite le reliquie dei martiri Artemio, Candida e Paolina, donate al Poli da papa Urbano VIII.
Ultimo altare: Crocifisso ligneo della scuola del Bernini, con ai lati i santi Sebastiano e Antonio abate.
Lato destro (uscendo):
Piccola cappella a destra della porta: un tempo vi era San Francesco che riceve le stimmate con la firma di Salvi Castellucci – oggi il dipinto è scomparso.
Lunetta: Madonna con San Francesco (Salvi Castellucci).
SimboliSotto tutti gli affreschi compaiono le api barberiniane, emblema di papa Urbano VIII.
Le acquasantiere in pietra, poste nei pilastri, sono a forma di ghianda, simbolo del cardinal Poli.
Estratto da: